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Meno Sale per tutti con la dieta mediterranea

In questa settimana ha inizio la Settimana Mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale, lanciata dal WASSH - World Action on Salt, Sugar and Health.
In Italia la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) collabora con WASSH, coordina la diffusione della campagna informativa e le varie attività previste.
Quest’anno la campagna di riduzione del consumo del sale, sottolinea il valore della Dieta Mediterranea nel facilitare la riduzione del consumo di sale.
L’eccesso di sale nella dieta, che inizia spesso già dallo svezzamento, è particolarmente dannoso in quanto induce un progressivo aumento della pressione arteriosa già dai primi anni di vita e favorisce lo sviluppo di ipertensione in età adulta. Uno studio recente ha, anche, evidenziato una correlazione tra l’abuso di sale e la predisposizione all’infarto cardiaco e all’ictus cerebrale.
L’eccessiva quantità di sale presente nell’alimentazione abituale degli adulti e di bambini e adolescenti italiani è stata ampiamente documentata dagli studi componenti il programma MINISAL. Questi studi hanno evidenziato anche la frequente associazione tra abuso di sale, obesità e aumento dei valori pressori, dovuta al fatto che un’alimentazione ricca di sale dipende in buona parte dal consumo di prodotti trasformati ricchi di sale aggiunto e ipercalorici che, stimolando, tra l’altro, il senso della sete, inducono, specialmente gli adolescenti, al consumo di bevande zuccherate, a loro volta ipercaloriche.
Gli studi, effettuati sulla popolazione di oltre 200 Paesi in tutti i continenti, hanno segnalato l’abuso di sale come l’errore alimentare maggiormente responsabile di morti premature e condizione di disabilità nell’ambito delle malattie croniche. A livello globale, sarebbe possibile prevenire oltre due milioni e mezzo di morti premature, attraverso la riduzione del consumo di sale a meno di 5 grammi al giorno, tra quello già presente negli alimenti e quello aggiunto, secondo le indicazioni dell’OMS.

Nella dieta della popolazione italiana, una delle maggiori fonti di assunzione del sodio è data dal cloruro di sodio (sale da cucina), aggiunto nei prodotti trasformati di tipo artigianale ed industriale. I cereali e derivati, in primo luogo pane, pizza e altri prodotti da forno, rappresentano una delle fonti più rilevanti di sodio aggiunto nei prodotti trasformati. Elevate quote derivano anche dai gruppi carne/uova/pesce (31%) e latte e derivati (21%), sempre a causa del sale aggiunto rispettivamente nelle carni e nei prodotti del mare conservati e ancor più nei formaggi.

Il contenuto di sale della frutta, della verdura e in generale degli ortaggi freschi è, invece, molto basso.
“Una dieta ricca di frutta, verdura e legumi freschi, su cui si basa il modello della dieta Mediterranea, implica un minor consumo complessivo di sale, a patto di evitare il consumo frequente di formaggi stagionati e di insaccati, così come di carne, pesce e altri alimenti in scatola contenenti sale aggiunto”, spiega il Prof. Strazzullo della SINU. “È, inoltre, preferibile consumare pane povero di sale, facendo attenzione a quanto riportato sull’etichetta, non aggiungere sale a tavola e contenerne al massimo l’uso in cucina, preferendo in ogni caso il sale iodato”.
L’impegno individuale deve essere accompagnato da una strategia globale che richiede, a livello nazionale e internazionale, la collaborazione dell’industria alimentare e la sensibilizzazione della popolazione attraverso campagne pubblicitarie.

È necessario che i produttori di alimenti trasformati riducano il contenuto di sodio dei loro prodotti, seguendo le ripetute indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e indichino, in modo chiaro, sulle etichette nutrizionali, se il prodotto è a più basso o più alto contenuto di sodio.


https://sinu.it/meno-sale-piu-salute/
https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=6557
https://www.salutelazio.it/

(Fonte: Ufficio Stampa SINU Società Italiana di Nutrizione Umana)

I consigli pratici della SINU per la riduzione del consumo di sale negli adulti e nei bambini

  • Acquisire consapevolezza del proprio consumo abituale di sale (eventualmente attraverso la misura dell’escrezione di sodio in una raccolta delle urine delle 24 ore) e realizzare il divario tra il proprio livello di assunzione e quello raccomandato (<5g al giorno complessivamente).
  • Valutare quanta parte del proprio consumo di sale è dovuta al sale aggiunto in cucina e a tavola e quanta dipende, invece, dal contenuto di sale dei prodotti che acquistiamo o che consumiamo fuori casa (pane, pizza, taralli, crackers, grissini, formaggi, salumi, prodotti in scatola o in vetro, piatti pronti).
  • Impegnarsi a ridurre sia il sale di uso domestico, sia quello nei prodotti acquistati o consumati fuori casa, leggendo sistematicamente l’etichetta al momento dell’acquisto e raccomandandosi di aggiungere poco sale a ristorante.
  • Non aggiungere sale negli alimenti dei bambini e limitarne al massimo l’uso per tutta la famiglia.
  • Limitare l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.).
  • Insaporire i cibi con erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio) e spezie (come pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry).
  • Esaltare il sapore dei cibi usando succo di limone e aceto (ad es. nelle insalate).
  • Consumare solo eccezionalmente alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola, acciughe salate, alcuni salumi e formaggi).
  • Nell’attività sportiva moderata reintegrare con la semplice acqua i liquidi perduti attraverso la sudorazione.
   

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