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Novità nel trattamento della fibrillazione atriale all’Ospedale S.M.Goretti di Latina

Che cos’è la fibrillazione atriale?

Recentemente è stato utilizzato presso l’ospedale Santa Maria Goretti, per la prima volta nella Regione Lazio, l’innovativa tecnologia “POLARx FIT” che produce un’importante avanzamento nel trattamento della fibrillazione atriale, semplificandone la cura e ottimizzandone i risultati.
La fibrillazione atriale (FA) è un’aritmia sopra-ventricolare molto frequente, che interessa l’1-2% della popolazione mondiale e le probabilità di svilupparla aumenta con l’avanzare dell’età. Il numero dei pazienti affetti da fibrillazione atriale in Italia è circa di 610.000 persone (il 10% della popolazione totale). La prevalenza è cresciuta progressivamente nel tempo ed è destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni, dato il rapido invecchiamento della popolazione.
In condizioni normali il cuore si contrae grazie ad un impulso elettrico che origina nel nodo seno atriale, localizzato nell’atrio destro, e si propaga negli atri raggiungendo il nodo atrio-ventricolare, unica via di comunicazione elettrica tra atri e ventricoli; da qui l’impulso passa al fascio di His e al sistema di conduzione intraventricolare.
Si parla di fibrillazione atriale quando l’attivazione elettro-meccanica degli atri è caotica ed irregolare. Gli atri non si contraggono più in maniera coordinata e la loro attivazione è detta appunto “fibrillazione”.

Quali sono i sintomi della fibrillazione atriale?

I sintomi della fibrillazione atriale sono estremamente variabili e possono essere da molto marcati a quasi assenti.  
I sintomi più frequenti sono palpitazioni, dispneafaticabilitàsincopedolore toracico.
Oltre che sintomatica, la fibrillazione atriale può anche essere asintomatica o silente, rappresentando un reperto occasionale all’ECG.

Quali sono le conseguenze e i rischi della fibrillazione atriale?

Le conseguenze emodinamiche e il rimodellamento indotti dalla fibrillazione atriale si traducono, in termini clinici, in una riduzione della qualità di vita per la comparsa di disturbi soggettivi importanti, in un aumento della mortalità cardiovascolare, in una maggiore incidenza di complicanze tromboemboliche e nella possibile comparsa di tachicardiomiopatia.
Se la frequenza cardiaca è particolarmente elevata e l’aritmia persiste per settimane o mesi è possibile che la forza di contrazione del cuore si riduca progressivamente e sopravvenga un quadro di insufficienza cardiaca (o scompenso cardiaco).
Inoltre, negli atri fibrillanti (e in particolare nelle loro appendici contrattili, denominate “auricole”) il sangue tende a ristagnare invece di essere espulso dalla normale contrazione. Si creano quindi le condizioni per la formazione di coaguli (trombi) che possono migrare in circolo come emboli. Particolarmente pericolosi sono gli emboli che possono raggiungere il circolo cerebrale e provocare l’ictus tromboembolico.

Quali sono i trattamenti della fibrillazione atriale?

Il trattamento di un paziente con fibrillazione atriale richiede una conoscenza degli aspetti di presentazione dell’aritmia (parossistica, persistente, cronica), primo evento o recidiva, sintomatica o asintomatica, e della situazione clinica di base. Solo successivamente possono essere prese decisioni riguardo all’opportunità o meno di un tentativo di ripristino del ritmo sinusale, attraverso una terapia farmacologica o con una cardioversione elettrica.
Se l’aritmia è di recente insorgenza e in assenza di cardiopatia la prima scelta terapeutica per il ripristino del ritmo sinusale è costituita dai farmaci antiaritmici. In caso di durata maggiore dell’aritmia, o di cardiopatia, o di instabilità emodinamica, la prima scelta terapeutica diventa invece la cardioversione elettrica.
Indipendentemente dalla tecnica usata per il ripristino del ritmo sinusale dovrà essere posta grande attenzione per la prevenzione del rischio tromboembolico, valutando in particolare la durata dell’aritmia e la cardiopatia di base.
Dopo il ripristino del ritmo sinusale, in molti casi è necessaria la profilassi delle recidive costituito dai farmaci antiaritmici, assunti al bisogno o in cronico.
In caso di inefficacia o intolleranza ai farmaci o in caso di recidiva sintomatiche possono essere prese in considerazione le procedure di ablazione transcatetere, cioè un trattamento attraverso il quale vengono interrotti i “circuiti elettrici” che determinano questo tipo di aritmia.
Il tessuto atriale, una volta instauratasi la fibrillazione atriale va incontro ad un “rimodellamento elettrico” e “strutturale”, che in base al tempo trascorso in aritmia favorisce le recidive e la cronicizzazione di FA.
Pertanto oggi le Linee Guida raccomandano di effettuare le procedure di ablazione nella fase precoce della fibrillazione atriale, senza rimandare a una fase tardiva in cui il rimodellamento atriale è già avanzato.

La crioablazione della fibrillazione

Oltre la nota ablazione trans-catetere che sfrutta come energia la radio-frequenza una nuova ed efficace tecnica è la crioablazione tra le tecnologie single-shot.
Questa tecnica consiste nell’utilizzo di gas raffreddati fino a – 50/60° C che creano le lesioni necessarie per la cura della fibrillazione atriale.
Il nostro centro dal 2021 pratica l’ablazione della Fa con ottimi risultati, grazie all’accurata selezione del paziente e alla possibilità di usufruire delle tecnologie più avanzate.
La procedura è stata svolta presso l’UOC di Utic-Emodinamica-Cardiologia diretta dal Prof. Francesco Versaci, dalla equipe della UOS di Elettrofisiologia/Elettrostimolazione Responsabile Dott. Rita Di Rosa.

   

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